Nell’ambito del 25.mo anniversario di canonizzazione di san Luigi Scrosoppi, dal 4 al 6 settembre, la Provincia d’Europa “Sacra Famiglia” delle Suore della Provvidenza ha offerto un significativo momento di spiritualità e condivisione a giovani provenienti dall’Italia e dalla Romania. L’incontro si è tenuto in Italia, a Belvedere di Tezze (VI) sul tema centrale: “Siamo chiamati a trasformarci in Dio!”. In questo cammino di scoperta interiore, la Parola di Dio e la luminosa testimonianza di san Luigi hanno guidato la preghiera e la ricerca dei giovani partecipanti attraverso tre tappe: lo sguardo, il rimanere uniti e il servizio.

Nella prima tappa del percorso i giovani si sono lasciati interrogare da tre domande fondamentali: Come mi guarda Dio? Cosa guarda? Chi guarda? Questo momento ha permesso ai partecipanti di scendere nel profondo di sé stessi, di prendere coscienza dei condizionamenti dello sguardo degli altri e soprattutto di rendersi conto che ognuno di noi è pensato, amato e custodito come un capolavoro unico e irripetibile agli occhi del Creatore. Questa verità biblica ha trovato poi concretezza nella luminosa testimonianza di san Luigi Scrosoppi. Con il suo esempio di vita, il santo ha insegnato a ricollocare lo sguardo proprio lì dove Dio agisce: nel quotidiano, in colui che è piccolo e marginalizzato. I partecipanti si sono così soffermati sulle tre straordinarie “diottrie” che hanno caratterizzato lo sguardo di san Luigi: la diottria della fede, indispensabile per guardare oltre le apparenze; la diottria della compassione, che spinge a lasciarsi toccare e ferire dal bisogno dell’altro e la diottria della Provvidenza, la sola capace di scorgere possibilità e futuro dove tanti vedono solo fallimento.

Nel secondo giorno, dopo aver contemplato lo sguardo d’amore che Dio posa su ciascuno di noi, i giovani si sono fermati a meditare sull’invito evangelico a rimanere uniti a Cristo, contemplando l’immagine biblica del tralcio e della vite. Il tralcio non può sopravvivere nell’isolamento o nell’autonomia ma trae la sua linfa e la sua fecondità solo restando intimamente innestato alla vite. Così per il cristiano separarsi da Cristo significa spegnersi lentamente e smarrire ogni vitalità interiore. San Luigi Scrosoppi incarna un modello eloquente di questa unione profonda e ininterrotta con Cristo. La sua immensa opera di carità infatti è il prolungamento naturale della sua preghiera perché solo restando radicati in Dio possiamo portare un frutto che rimane e che trasforma la storia.

Nel terzo giorno la riflessione ci ha portato nel cuore del tema: essere trasformati in Dio. La Parabola del Buon Samaritano ha rivelato ai partecipanti la straordinaria “arte del prendersi cura”, scandita da quattro movimenti interiori e pratici: vedere, avvicinarsi, toccare e agire. Approfondendo il testo evangelico, i giovani hanno scoperto i dieci verbi dell’amore, un vero e proprio “nuovo decalogo” da vivere quotidianamente nell’incontro con il prossimo che il Signore ci mette accanto. Prendendo ispirazione da san Luigi, i giovani hanno messo in scena una vera e propria scenografia vivente nel tentativo di tradurre visivamente e plasticamente il Vangelo. Si sono interrogati su come diventare loro stessi “buoni samaritani” nei propri ambienti di vita quotidiana: in famiglia, tra i banchi di scuola, nelle università e nel tessuto della società. La messinscena è diventata così una promessa e un impegno concreto, dimostrando che la trasformazione in Dio non è un concetto astratto, ma si realizza ogni volta che ci si china sulle ferite dell’altro con il cuore e le mani di san Luigi.

I giovani hanno trovato nel silenzio, nell’ascolto e nella bellezza del confronto reciproco lo spazio ideale per interrogarsi sulla propria vocazione e sul cammino di configurazione a Cristo. Hanno particolarmente apprezzato la dinamicità e la freschezza con cui è stato proposto l’intero percorso. La contemplazione di due straordinarie icone della fede e dell’arte come la Vocazione di san Matteo di Caravaggio e la Trinità di Rublëv, ha aperto varchi profondi nei loro cuori, aiutandoli a comprendere il messaggio più vero di queste giornate: solo accogliendo l’amore di Dio è possibile realizzarsi nella pienezza della libertà, della gioia e della gratuità della propria vocazione.



