Annotazioni di mons. Biasutti sulla devozione mariana di san Luigi Scrosoppi, corredate dalla testimonianza viva di persone che sono vissuti con lui.
San Luigi Scrosoppi nutriva un amore ardente per Maria, madre di Dio e madre nostra e lo esprimeva in modo tale da invogliare le persone ad amare, “questa nostra cara mamma” come diceva lui stesso e a fidarsi totalmente di lei in ogni circostanza della vita. Gli piaceva diffondere la devozione a Maria in mezzo al popolo cristiano valorizzando soprattutto le pratiche mariane molto vive nella religiosità popolare. Queste infatti parlavano direttamente al cuore della gente più di ogni altra cosa.
Chiamava la Madonna “Mamma”

I suoi genitori, nel 1807, si trasferirono dalla parrocchia del Redentore in una casa di via Liruti, presso la chiesa della Madonna delle Grazie e vi stettero sino ai primi del 1812. Fu dunque davanti all’immagine bizantina della Madonna delle Grazie che le labbra e il cuore del santo, dai tre agli otto anni di età, si schiusero al gusto della preghiera, sotto la guida di sua madre.
Le persone che l’hanno conosciuto da vicino testimoniano che aveva una speciale devozione verso la Madonna; la amava come un tenero figlio. Quando parlava di lei “nelle parole, nello sguardo, nell’atteggiamento, manifestava una devozione appassionata e raccomandava a tutti la devozione alla Madonna”.
“Aveva una devozione speciale verso la Madonna che amava come tenero figlio. La chiamava “la nostra mamma”. “Si preparava alle feste della Madonna digiunando e pregando ed esortava anche le suore a digiunare e a fare piccole mortificazioni in suo onore. Stava fino a notte in chiesetta a pregare. Preparava lui stesso le novene e componeva i testi della preghiera per suore e bambine” Al sabato, in particolare, faceva qualche penitenza speciale per onorare la “nostra tenera mamma.” “Ricordavano i miei la devozione particolare del Padre alla Madonna e quando lui entrava in casa nostra andava ad inginocchiarsi dinanzi ad un quadro della Madonna di Loreto”.
La preghiera del Santo Rosario
Sino alla metà del Novecento, la recita serale del Rosario fu un rito rigorosamente osservato in tutte le famiglie del Friuli e della stessa Udine, accanto ai fogolàrs o in “file” nelle stalle, specialmente nella stagione invernale. Anche nelle famiglie borghesi e in quelle dei nobili. Il Santo fece del Rosario un cardine della pietà sua, delle orfanelle e delle suore perché questa preghiera porta alla contemplazione di Gesù Nazareno, crocifisso e glorioso.

“Lo vedevamo noi andar in giro con la corona del rosario e ci raccomandava di non tralasciarlo neanche noi, se volevano andar avanti bene. Pregava ogni giorno fervorosamente il s. rosario; lo recitava camminando nelle sue stanze o in ginocchio. Nella recita aveva un fare così devoto che noi non riuscivamo ad imitarlo, benché alle volte procuravamo di far come lui.”
Corona del Rosario di s. Luigi, Museo Casa madre Udine
Il Cuore addolorato e Immacolato di Maria SS.
Il 13 febbraio 1816 il Vicario capitolare di Udine, Monsignor Mattia Capellari, ordinava che in tutte le chiese della diocesi, sull’esempio di quanto si praticava in Roma, si tenessero speciali preghiere all’Addolorata negli ultimi giorni di carnevale; ed a tal fine faceva stampare e distribuire il “Breve esercizio ad onore dell’addolorato Cuore di Maria Santissima”.

La chiesa di S. Maria Maddalena in Udine, divenne il centro di quella forma devozionale. Padre Carlo Filaferro, fratellastro del Santo, funzionava in quella chiesa e Luigino, che dal 1812 abitava a due passi, la frequentava assiduamente, “innocente di costumi e fervoroso di pietà” come scriveva il Blasich, e si impregnò sin nel profondo di tale devozione all’Addolorata.
Intorno al 1840 sorse nella stessa chiesa di S. Maria Maddalena la Pia Associazione in onore del Cuore Immacolato di Maria per la conversione dei peccatori e ne furono promotori e apostoli appunto il Padre Carlo e il nostro san Luigi. In breve, da quel centro, le confraternite omonime si diffusero largamente nella diocesi di Udine.
Così, Padre Luigi, che già dal 1828 era direttore diocesano della unione del Sacro Cuore di Gesù, associava nel suo apostolato il Cuore del Figlio, coronato di spine e squarciato dalla lancia, al Cuore della Madre, trafitto spiritualmente dalla spada.
Quando nel 1867 la chiesa di S. Maria Maddalena venne confiscata e tutti i suoi arredi dispersi, Padre Luigi volle salvare una cosa sola, cioè i quadretti dei due Santi Cuori, che erano stati oggetto di tanta venerazione in quella chiesa.
La devozione all’Immacolata traboccò e si moltiplicò nell’anima di san Luigi. Quando Pio IX l’8 dicembre 1854 proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione, Padre Luigi vi vide avverato il detto di Isaia: “La bocca del Signore ha parlato”.
E da allora gli piacque chiamare il Papa: “la bocca di Dio”.
Era devotissimo della Madonna Addolorata. Negli ultimi giorni di carnevale recitava con tanta devozione la coroncina all’Addolorata, con l’esposizione del SS.mo e faceva fare preghiere riparatrici e fioretti all’Addolorata. “Amava specialmente l’Immacolata e ne inculcava tanto la devozione. Ne celebrava la festa con grande pompa. Fece una grande festa nell’istituto quando fu proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione, di cui era appassionato assertore ancor prima che il dogma fosse ufficialmente riconosciuto. “Era sua giaculatoria abituale questa: Maria, concepita senza peccato, pregate noi che ricorriamo a voi”.
Maggio, mese della Madonna

Forse nell’Oratorio e tra i Filippini di Udine si ebbe sino dal secolo XVII una qualche eco della pratica di S. Filippo Neri in Roma, che usava raccogliere durante il mese di maggio i giovani innanzi ad una immagine di Maria SS., per adornarla con i fiori della stagione e soprattutto con atti di virtù, chiamati perciò “fioretti”.
Almeno dopo il 1815 il “mese di maggio”, cioè la pia pratica mariana ad esso collegata, dovette affermarsi nelle due chiese udinesi di S. Pietro Martire e di S. Maria Maddalena. A parte la questione storica, il nostro Beato ebbe carissimo il mese mariano, specialmente in due suoi momenti: “fioretti” e canzoncine.
Incisione, Archivio storico, Casa Madre
“I fioretti” li scriveva lui o li faceva scrivere; ed erano combinati “alla filippina”, cioè giusti giusti sulla misura di ogni singola suora od orfanella, sì che riuscissero correttivi e formativi. Né quel sant’uomo s’esimeva dal darne pubblico esempio. Parecchie volte s’inginocchiò in cappella, davanti a tutte, per compiere incredibili atti di umiltà. Quando lo vedevano muoversi verso il coro, le suore si dicevano: Ecco che il Padrut (il piccolo padre) sta per farne una delle sue…
E gli piacevano le pie canzoncine. Per il mese di maggio ne fece lui stesso comporre dai suoi due amici, i celebri musicisti cividalesi, don Gio. Batta Candotti e Monsignor Jacopo Tomadini.

“Nel mese di maggio era tutto infervorato e voleva infervorare gli altri. Voleva che, in onore della Madonna, il mese mariano fosse celebrato con particolari funzioni
“Faceva i fioretti, pubblicamente se era il caso, insegnando a suore e bambine a fare lo stesso.
“Nel mese mariano ci faceva la meditazione e ci assegnava il fioretto, ed esigeva che lo praticassimo fedelmente, interessandosi anche se realmente l’avevamo osservato”.
Stendardo mariano, Udine Casa madre
San Luigi ebbe una spiccata devozione per la santa casa di Loreto, tra le cui povere mura “il Verbo si fece carne”. Volle che ad Orzano (UD) venisse eretta una cappella dedicata alla Vergine di Loreto e che avesse le stesse dimensioni della santa casa, perché tutti facessero continua memoria del mistero dell’Incarnazione di Gesù, il Figlio di Dio che proprio che nella casa di Nazareth aveva preso carne, nel silenzio e nell’umiltà.
San Luigi esorta i cristiani ad entrare nella santa casa, dove Maria, la madre di Gesù, ci accoglie come figli, ci insegna a contemplare il mistero della Redenzione e ci mette in comunione con il Cuore pieno d’amore del suo Figlio. Volle essere sepolto nella chiesetta di Orzano, accanto a Maria, nel silenzio, nella povertà e nel nascondimento, quasi a volerci dare la chiave di lettura di tutta la sua vita.
Nel luglio del 1859 san Luigi si recò in pellegrinaggio al Santuario della Beata Vergine di Loreto.

Andò a venerare la povera Casa di Nazareth, dove Gesù era vissuto, per lunghi anni, con Maria sua madre e con san Giuseppe, nel silenzio, nella fatica quotidiana e nell’adorazione contemplativa.
Di ritorno, portò alle suore e alle fanciulle della Casa delle Derelitte, un ‘immagine rappresentante la beata Vergine di Loreto, con un pezzetto di velo nero.
Una didascalia assicura che quel velo aveva ricoperto la statua della Vergine il giovedì e il venerdì santo di quell’anno, e che era stato messo a contatto con il muro e la scodella della casetta di Nazareth. L’autentica, datata 11 luglio 1859, è debitamente firmata dal custode, Giuseppe Sassi Bartolomeo.

Portò anche una piccola busta di carta contenente un po’ di polvere della Santa Casa, su cui è stampata una casetta trasportata dagli Angeli.
(Archivio casa madre, Udine)



